Di fronte alla morte

Un omicidio nella piccola Chiavari. Sulla cronaca locale è pubblicata una lettera di amici dell’uomo ucciso che si domandano perchè i delinquenti non stiano tutti in galera e si getti via la chiave.
Una nostra amica, colpita da questa posizione, risponde.

E’ comprensibile e assolutamente condivisibile il dolore di fronte alla morte, ancora di più se si tratta di una morte violenta e assurda…e di più ancora se chi muore è un figlio, un fratello, un amico.
Tutti siamo rimasti costernati e addolorati.
Però…di fronte alla lettera che è stata pubblicata non posso fare a meno di pensare a quello che è avvenuto poco tempo fa nel carcere Due Palazzi di Padova. In occasione del Battesimo di tre detenuti (pene lunghe, compreso l’ergastolo) sono presenti alcuni ospiti che nessuno immaginerebbe.
Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, Margherita Coletta, moglie del carabiniere ucciso a Nassiriya.
Carlo Castagna, che ha perso la famiglia nella strage di Erba.
Davanti a tutti, detenuti, polizia, Vescovo, famigliari e amici, Carlo Castagna ha parlato del suo perdono. Di quello che ha provato vivendo quel dolore: misericordia e giustizia, due cose che, come diceva il prof. Nembrini lì presente, l’uomo non può tenere insieme da solo.
Per perdonare l’uomo deve smorzare la verità e se sta alla verità delle cose non può più perdonare.  Margherita Coletta ripete come per lei l’esperienza della misericordia sia l’unica speranza per se’ e per tutti. Gemma Capra racconta: ” ho sempre pensato che Dio corre in aiuto di  tutti, parla a tutti. Lo ripeto alle vittime del terrorismo, spesso arrabbiate, chiuse nel loro dolore. Posso dirlo perchè l’ho sperimentato. Ho percepito in modo intenso che Dio parla, viene in soccorso di chi ha ucciso. La mia strada è uguale, il cammino di perdono è uguale per tutti.”
L’uomo da solo non riesce. Nessuno può farcela da solo. E’ la forza di Dio che si prende cura di noi.
Il dolore per la morte di un uomo avvenuta per mano di un altro uomo è ancora più grande e comprende entrambi.
Sì, anche quell’uomo che il male lo ha compiuto e che, oltre a togliere la vita ad un uomo e a procurare dolore ad una famiglia e agli amici, ha tradito il proprio cuore all’origine desideroso del bene, del bello, del buono come quello di ciascuno di noi.
C’è una possibilità di bene dentro al male più grande, se accettiamo la compagnia di Cristo. Conosco un poco la realtà del carcere e posso dire che ci sono uomini che hanno sbagliato, hanno pagato, e si stanno rifacendo una vita con un cuore nuovo a cui, per Grazia di Dio, qualcuno (loro per primi) ha voluto dar credito, ci sono uomini e donne che all’interno e all’esterno del carcere lavorano perchè la possibilità del pentimento, del perdono e della misericordia diventi concreta e possibile per tutti.
Io non mi sento una persona “normale”, solo una persona amata e continuamente abbracciata.
Possiamo solo pregare Dio che la famiglia e gli amici di quest’uomo ucciso trovino conforto nella preghiera e nella compagnia di Cristo e che i due ragazzi (autori del delitto,ndr) abbiano il coraggio di guardare al fondo del loro cuore e di chiedere a Dio e agli uomini la misericordia del perdono. Solo nell’abbraccio di Dio saremo tutti più umani, non “normali” e le partite di calcio al campo dei Frati un’occasione di ricordo e di gioia.

Francesca Sad.


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