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	<title>Associazione Amici di Simone Tanturli Onlus</title>
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		<title>Amici &amp; Stoccafisso</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:52:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/02/200x100_Invito_cena_mail3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-742" title="200x100_Invito_cena_mail_T.indd" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/02/200x100_Invito_cena_mail3-640x319.jpg" alt="" width="560" height="279" /></a></p>
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		<title>Cevoli e Gli Amici di Simone a Chiavari!</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 09:29:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/01/SAVETHEDATE_Cevoli1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-731" title="Cevoli e Gli Amici di Simone a Chiavari!" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/01/SAVETHEDATE_Cevoli1-211x300.jpg" alt="" width="394" height="560" /></a></p>
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		<title>Amici &amp; Cinghiale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:14:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/12/200x100_Invito_cena_mail1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-724" title="200x100_Invito_cena_mail_T.indd" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/12/200x100_Invito_cena_mail1-300x150.jpg" alt="" width="503" height="246" /></a></p>
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		<title>&#8220;Dio è uno tra noi. Dio, l&#8217;origine, il destino e il senso di tutto. Dio, la verità, la bellezza, la giustizia, l&#8217;amore fatto carne, persona, volto, parola, compagnia e presenza. Ma questo annuncio, l&#8217;annuncio di questo fatto, non corrisponde proprio alla nostra attesa più vera,alle nostre esigenze più profonde e più umane?&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:04:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Io ti auguro che Gesù si incarni nella tua vita, con quella inesorabilità definitiva, con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine. Perché la gioia più grande della vita delluomo è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore.&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000080;">&#8220;Io ti auguro che Gesù si incarni nella tua vita,</span><br />
<span style="color: #000080;"> con quella inesorabilità definitiva,</span><br />
<span style="color: #000080;"> con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine.</span><br />
<span style="color: #000080;"> Perché la gioia più grande della vita delluomo</span><br />
<span style="color: #000080;"> è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante</span><br />
<span style="color: #000080;"> nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore.&#8221;</span></h2>
]]></content:encoded>
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		<title>Men at work</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 17:09:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/10/AmiciSimone_Quadrangolare_8ott20112.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-710" title="AmiciSimone_Quadrangolare_8ott2011" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/10/AmiciSimone_Quadrangolare_8ott20112-640x450.jpg" alt="" width="560" height="393" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Circo della Farfalla</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 13:14:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello della farfalla è forse uno tra i più noti esempi di metamorfosi. Il bruco, un essere molle e quasi completamente privo di zampe che suscita sentimenti tutt&#8217;altro che benevoli, alla conclusione della sua esistenza da essere strisciante, si trasforma in una farfalla dal volo grazioso e dai colori brillanti; quasi il simbolo stesso della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/IHdxs1WNHMo" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Quello della farfalla è forse uno tra i più noti esempi di metamorfosi. Il bruco, un essere molle e quasi completamente privo di zampe che suscita sentimenti tutt&#8217;altro che benevoli, alla conclusione della sua esistenza da essere strisciante, si trasforma in una farfalla dal volo grazioso e dai colori brillanti; quasi il simbolo stesso della bellezza della natura. Questa metafora, rivisitazione della favola del &#8220;brutto anatroccolo&#8221;, è il filo logico alla base de &#8220;<strong>Il circo della farfalla</strong>&#8221; (<a href="http://youtu.be/jjOmiLerT7o" target="_blank">Butterfly circus</a>), un cortometraggio che annovera nel suo cast <strong>un attore più unico che raro: Nick Vujicic</strong>.</p>
<p>Il film racconta la svolta del protagonista, un uomo ridotto all&#8217;esaltazione del raccapriccio, un fenomeno da baraccone che, dopo l&#8217;incontro con il misterioso direttore del Circo della farfalla, ritrova la propria umanità e la propria dignità. Questa storia, che uno sguardo superficiale potrebbe accantonare come l&#8217;ennesima opposizione alle discriminazioni propone, in realtà, diversi punti di riflessione.<br />
Nick Vujicic recita la parte del suo stesso opposto, mostrando al pubblico chi egli sarebbe stato se il nichilismo avesse vinto su di lui: un uomo che non riconosce più nemmeno sé stesso. Tale è il posto che il mondo materialista gli ha riservato che si arrende allo sguardo superficiale di chi lo considera un mostro, <strong>uno scherzo di natura</strong>, uno buono solo a divertire gli occhi di chi paga un biglietto. Lui stesso non solo si guarda con quello stesso sguardo di disgusto, ma inizia anche a guardare i suoi spettatori con odio.<span id="more-695"></span><br />
Il mondo, in queste condizioni, si trasforma in un inferno di disprezzo dove i deboli sono costretti ad invidiare i forti e i forti a disdegnare i deboli. Non dobbiamo però pensare soltanto a chi nasce con un handicap. Spesso, anche per via di un certo buonismo, chi ha un grosso handicap può fare leva sul rumore mediatico che i casi come il suo suscitano.<br />
Quante volte i telegiornali imbottiscono la loro scaletta delle storie incredibili di chi fa una vita &#8220;normale&#8221; nonostante il suo handicap? Il debole accolto tra i forti perché si è fatto forte e non perché umano. In quel cortometraggio il protagonista non è soltanto Nick Vujicic ma anche coloro che pur essendo &#8220;sani&#8221; sono stati incasellati materialisticamente tra i &#8220;deboli&#8221;: dallo studente stritolato dal regime universitario, allo spazzino di periferia che sognava di fare l&#8217;astronauta. Per un mondo dove conta quanto ti puoi sballare e quanto puoi guadagnare loro sono vermi, insignificanti, inutili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Eppure c&#8217;è chi conosce la storia del bruco e vede la sostanza di una farfalla in tutti loro</strong>: il valore intrinseco che ogni vita ha. Il direttore del Circo della farfalla è la personificazione di <strong>uno sguardo</strong> totalmente estraneo al mondo, <strong>che conosce il cuore dell&#8217;uomo</strong> e sa pertanto che non vi è esistenza priva di senso, che siamo tutti mattoni utili per costruire la casa, anche i mattoni che non sono buoni neanche per riempirci i fossati, perché «<em>la pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata testata d&#8217;angolo</em>». Se non vi fosse quello sguardo, lo sguardo che incontriamo nell&#8217;oratorio di una parrocchia, negli occhi di un Don Bosco o di un Padre Aldo Trento, gli inutili dove sarebbero? Nel migliore dei casi rinchiusi da qualche parte, lontani dagli occhi di chi si vuole divertire, se non eliminati prima ancora di nascere o in un momento in cui l&#8217;impatto con la loro situazione si traveste da una pietà che pone fine alle sofferenze altrui a modo suo. Sarebbero visti, al più, come macchine rotte che sarebbe meglio rottamare per non prolungarne l&#8217;agonia. Quello sguardo però c&#8217;è e abbraccia l&#8217;umanità ferita dalla sofferenza invece di nasconderla o di cancellarla.<br />
Nel Circo della farfalla si esibiscono uomini che hanno visto la loro umanità riflessa nello sguardo di chi sapeva realmente vedere: c&#8217;è l&#8217;ubriacone rissoso, la ballerina incinta, lo storpio. Tutte persone che celano una immensa bellezza nella loro umanità fragile. Una bellezza che si manifesta ad uno sguardo diametralmente opposto a quello di chi riduce la fragilità umana ad un oggetto da osservare per il proprio diletto, una parata di cadaveri sezionati e deturpati della loro identità allo scopo di trasformarli in &#8220;cose&#8221;.<br />
<strong>Nick Vujicic</strong> è nato senza arti ma, come dichiara <a href="http://www.lifewithoutlimbs.org/" target="_blank">sul suo sito internet</a>, ha vinto sulle sue difficoltà grazie alla sua fede in Dio. Nel suo ruolo di attore mostra che lo sguardo di chi riesce a distinguere la bellezza dell&#8217;umanità, anche nel bruco strisciante, cambia l&#8217;esistenza del bruco stesso, fa ritornare a sorridere e a vivere con allegria ed intensamente una vita da farfalle.</p>
<p>da <em>Samizdatonline</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Di fronte alla morte</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 17:14:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un omicidio nella piccola Chiavari. Sulla cronaca locale è pubblicata una lettera di amici dell&#8217;uomo ucciso che si domandano perchè i delinquenti non stiano tutti in galera e si getti via la chiave. Una nostra amica, colpita da questa posizione, risponde. E&#8217; comprensibile e assolutamente condivisibile il dolore di fronte alla morte, ancora di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Un omicidio nella piccola Chiavari.</strong> Sulla cronaca locale è pubblicata una lettera di amici dell&#8217;uomo ucciso che si domandano perchè i delinquenti non stiano tutti in galera e si getti via la chiave.</span><br />
<span style="color: #0000ff;"> <strong>Una nostra amica</strong>, colpita da questa posizione, risponde.</span></p>
<p><strong>E&#8217; comprensibile e assolutamente condivisibile il dolore di fronte alla morte</strong>, ancora di più se si tratta di una morte violenta e assurda&#8230;e di più ancora se chi muore è un figlio, un fratello, un amico.<br />
<strong>Tutti siamo rimasti costernati e addolorati.</strong><br />
<strong>Però&#8230;di fronte alla lettera</strong> che è stata pubblicata non posso fare a meno di pensare a quello che è avvenuto poco tempo fa nel carcere Due Palazzi di Padova. In occasione del Battesimo di tre detenuti (pene lunghe, compreso l&#8217;ergastolo) sono presenti alcuni ospiti che nessuno immaginerebbe.<br />
Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, Margherita Coletta, moglie del carabiniere ucciso a Nassiriya.<br />
Carlo Castagna, che ha perso la famiglia nella strage di Erba.<br />
<strong>Davanti a tutti, detenuti, polizia, Vescovo, famigliari e amici</strong>, Carlo Castagna ha parlato del suo perdono. Di quello che ha provato vivendo quel dolore: misericordia e giustizia, due cose che, come diceva il prof. Nembrini lì presente, l&#8217;uomo non può tenere insieme da solo.<br />
<strong>Per perdonare l&#8217;uomo deve smorzare la verità</strong> e se sta alla verità delle cose non può più perdonare.  Margherita Coletta ripete come per lei l&#8217;esperienza della misericordia sia l&#8217;unica speranza per se&#8217; e per tutti. Gemma Capra racconta: &#8221; ho sempre pensato che Dio corre in aiuto di  tutti, parla a tutti. Lo ripeto alle vittime del terrorismo, spesso arrabbiate, chiuse nel loro dolore. Posso dirlo perchè l&#8217;ho sperimentato. Ho percepito in modo intenso che Dio parla, viene in soccorso di chi ha ucciso. La mia strada è uguale, il cammino di perdono è uguale per tutti.&#8221;<span id="more-660"></span><br />
<strong>L&#8217;uomo da solo non riesce.</strong> Nessuno può farcela da solo. E&#8217; la forza di Dio che si prende cura di noi.<br />
Il dolore per la morte di un uomo avvenuta per mano di un altro uomo è ancora più grande e comprende entrambi.<br />
<strong>Sì, anche quell&#8217;uomo che il male lo ha compiuto</strong> e che, oltre a togliere la vita ad un uomo e a procurare dolore ad una famiglia e agli amici, ha tradito il proprio cuore all&#8217;origine desideroso del bene, del bello, del buono come quello di ciascuno di noi.<br />
<strong>C&#8217;è una possibilità di bene dentro al male più grande,</strong> se accettiamo la compagnia di Cristo. Conosco un poco la realtà del carcere e posso dire che ci sono uomini che hanno sbagliato, hanno pagato, e si stanno rifacendo una vita con un cuore nuovo a cui, per Grazia di Dio, qualcuno (loro per primi) ha voluto dar credito, ci sono uomini e donne che all&#8217;interno e all&#8217;esterno del carcere lavorano perchè la possibilità del pentimento, del perdono e della misericordia diventi concreta e possibile per tutti.<br />
<strong>Io non mi sento una persona &#8220;normale&#8221;</strong>, solo una persona amata e continuamente abbracciata.<br />
Possiamo solo pregare Dio che la famiglia e gli amici di quest&#8217;uomo ucciso trovino conforto nella preghiera e nella compagnia di Cristo e che i due ragazzi (autori del delitto,ndr) abbiano il coraggio di guardare al fondo del loro cuore e di chiedere a Dio e agli uomini la misericordia del perdono. Solo nell&#8217;abbraccio di Dio saremo tutti più umani, non &#8220;normali&#8221; e le partite di calcio al campo dei Frati un&#8217;occasione di ricordo e di gioia.</p>
<p>Francesca Sad.</p>
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		<title>&#8220;Che cos&#8217;hai?&#8221;  &#8220;Mancanza&#8221;         (Wim Wenders, il cielo sopra Berlino)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 10:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grosso grasso tipo che è mezzo steso sulla mia scrivania mentre mi dice di cercare il gol di Cassano su Youtube, fra poco più di 24 ore invece di essere attaccato a me sarà attaccato al Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano. Ride e se la ride, mentre guardiamo i gol del trofeo Tim dell’altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il grosso grasso tipo</strong> che è mezzo steso sulla mia scrivania mentre mi dice di cercare il gol di Cassano su Youtube, fra poco più di 24 ore invece di essere attaccato a me sarà attaccato al Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano. Ride e se la ride, mentre guardiamo i gol del trofeo Tim dell’altra sera – ma che sei scemo non hai visto neanche l’Inter? Guarda il gol di Milito! Cazzo!”. Urla, come fa sempre, quando entra nel mio ufficio. D’altro canto urla sempre. <strong>Fra poco comincia il Meeting,</strong> io non ci sarò, lui ci sarà. E’ il presidente della Fondazione Sussidiarietà, uno dei motori del Meeting e non solo.<strong> Io vorrei bestemmiare</strong> perché non mi hanno permesso di raggiungere la mia famiglia al mare, questo weekend, tutti consegnati al lavoro. Lui ride e fa ridere sorridere anche me. Quando entra nel mio ufficio è come si spaccasse qualcosa, per lui e per me. Passa ogni incazzatura quando arriva lui. <strong>E’ come rendersi conto che ogni incazzatura era banalmente sprecata</strong>. Ti ci fa passare sopra, anzi oltre. Lui è una delle poche persone che sanno rimandare oltre. A un oltre. <span id="more-649"></span><strong>Tutti gli altri rimandano solo a se stessi</strong>, ecco qual è il problema. Anche io mi rimando a me e al mio ombelico, ma la vita è oltre, altro. Però avrei voluto andare al mare dalla mia famiglia questo weekend. I conti tornano sempre meno quando si invecchia. Altri dispongono della tua vita, nel bene e nel male.</p>
<p>Mi manca la casa nel bosco di Stefano, più del mare. Nella casa del bosco di Stefano ogni cosa è al suo posto: l’erba è tagliata giusta, i mattoni della casetta sono messi nel modo giusto, con un ragionamento adeguato. L’orto è in ordine e i girasoli sono alti. Il bosco intorno è pulito e viene voglia di girarci per ore, fino a notte fonda. E’ un segno, un piccolo grande segno la casa di Stefano nel bosco. E’ come il mio grosso grasso amico di Milano. Cose che rimandano a un oltre. Perché fatte con amore e dedizione che non è per se stessi, ma che mostrano un oltre. Che uno se ne renda conto o no, le cose che uno fa esprimono cosa uno ha nel cuore.</p>
<p><strong>In cima agli Appennini.</strong> I nomi di questi paesini mi suonano familiari. Poi me ne renderò conto, li avevo letti anni prima in un libro, un gran bel libro. Da queste parti ci vive il monaco del rock Giovanni Lindo Ferretti. Li aveva descritti bene, questi posti, li riconosci anche se non ci sei stato mai prima. Perché uno esprime quello che ha nel cuore, un oltre, un Altro. Oppure nulla. Il funerale. Piango come un bamboccio. Penso a un funerale tanti anni fa dove non sono andato e penso che sto pagando un pegno. Giusto così. D’altro canto a poche centinaia di metri da qui c’è la chiesa di Canossa, dove si va a chiedere perdono. La posso vedere dal cimitero dove siamo adesso. In quella bara c’è un uomo che devo aver visto una volta sola trenta e più anni fa. Un piccolo grande uomo.</p>
<p><strong>“Ecco che compio cinquant’anni”</strong> dice il mio amico mentre sorseggiamo vino bianco sotto ai portici della mia città natale. “Che cosa ci ho fatto con questi cinquant’anni?”mi chiede. “Boh” rispondo io. “Hai fatto due figlie, non ti basta? Hai messo al mondo due vite cazzo vuoi fare di più”.</p>
<p><strong>Ecco la bara nella chiesa ed ecco il funerale.</strong> Quell’uomo ha messo al mondo tre figlie, splendide. Si può chiedere di più a un uomo? Cosa dovremmo fare su questa terra? Facciamo solo grandi stupidate. Nel suo silenzio quotidiano, nella sua vita dedicata alla sua famiglia, nel suo dolore tenuto dentro, questo uomo ha fatto la cosa più grande dell’universo, mica quello che fanno i capi di governo, i calciatori, le star del cinema. Ha permesso che attraverso l’amore suo e di sua moglie loro venissero al mondo. E adesso lui e sua figlia si sono ritrovati, in cielo. Un oltre. Dove siamo attesi tutti. Mi viene in mente la casa di Stefano. Mi viene in mente la nostalgia di una assenza che mi porterò dentro fino al mio ultimo giorno. Che cosa hai? Mancanza. La vita è mancanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mi manca la mia famiglia</strong>, stanotte, ad esempio. E la casa nel bosco. Un giorno ci arriverò, ci arriveremo, ci ritroveremo là.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paolo Vites</p>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 14:49:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/eventi/643/attachment/blues-jpg/" rel="attachment wp-att-644"><img class="size-large wp-image-644 aligncenter" title="blues.jpg" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/07/blues.jpg-640x925.jpg" alt="" width="560" height="809" /></a></p>
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		<title>Un sasso colorato</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un sasso colorato costa 20 centesimi! Sono uno più bello dell&#8217;altro. È quasi finita la serata, Giovanni e una sfilza di amici sono in giro che mangiano un cornetto soddisfatti. «Abbiamo raccolto più di 40 euro per l&#8217;associazione-amici-di-simone con i nostri sassi, i braccialetti e gli scoobidou! Se vuoi puoi ancora aumentare la cifra! Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un sasso colorato costa 20 centesimi!</strong> Sono uno più bello dell&#8217;altro.<br />
<strong>È quasi finita la serata,</strong> Giovanni e una sfilza di amici sono in giro che mangiano un cornetto soddisfatti. «Abbiamo raccolto più di 40 euro per l&#8217;associazione-amici-di-simone con i nostri sassi, i braccialetti e gli scoobidou! Se vuoi puoi ancora aumentare la cifra!<br />
<strong>Una luce così negli occhi mi ha commosso.</strong> Poi ho pensato che hanno da guardare dei padri e delle madri da cui hanno imparato questo brivido di vita, in cui vedono questa vita giocata tra tutti i problemi e una amicizia speciale.<br />
<strong>Dal palco si e sparsa per tutta la sera l&#8217;eco di una domanda-</strong>che-abbiamo-tutti-dentro. Prepotente, è uscita da tutte le canzoni, bellissime. Quando ho letto il libro di Vites ho dovuto ammettere che pensavo di conoscerlo e invece non è così: è ancora più grande e infinito. Mi ha sbalordito questo, l&#8217;infinito che si può vedere dentro un amico. E la musica porta giù, nella vita, il legame tra il groviglio di domanda che ho dentro e il destino.<br />
Dylan in The Red River Shore dice: &#8230;A volte mi sembra che nessuno mi abbia mai guardato, mai conosciuto, tranne la ragazza sulle rive del fiume rosso.»<br />
<strong>Capita proprio così, si comincia a esistere quando Qualcuno ti guarda.</strong> Grazie a Paolo, Benedetto, Chiara, la band e a tutti i bambini che mi hanno fatto ricordare questo sabato sera. I sassi colorati li ho qua sul tavolo!<br />
Grazie<br />
anna</p>
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