<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Associazione Amici di Simone Tanturli Onlus</title>
	<atom:link href="http://amicidisimone.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://amicidisimone.org</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Apr 2012 11:03:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Simone, quell’ “angelo” down che Francesca decise di non abortire (da: &#8220;Il Sussidiario.net&#8221;)</title>
		<link>http://amicidisimone.org/lettere/simone-quell%e2%80%99-%e2%80%9cangelo%e2%80%9d-down-che-francesca-decise-di-non-abortire-da-il-sussidiario-net/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=simone-quell%25e2%2580%2599-%25e2%2580%259cangelo%25e2%2580%259d-down-che-francesca-decise-di-non-abortire-da-il-sussidiario-net</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/lettere/simone-quell%e2%80%99-%e2%80%9cangelo%e2%80%9d-down-che-francesca-decise-di-non-abortire-da-il-sussidiario-net/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 18:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=753</guid>
		<description><![CDATA[Tre invece di due: una sigla, una numerazione scientifica, una data scelta non casualmente. Ieri 21 marzo (21/3) era la giornata mondiale dedicata alle persone con la sindrome di Down. Una data non casuale perché i numeri riflettono quell&#8217;anomalia genetica che comporta tre cromosomi invece dei due che normalmente si hanno. Ecco perché questa giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Tre invece di due: una sigla, una numerazione scientifica, una data scelta non casualmente. Ieri 21 marzo (21/3) era la giornata mondiale dedicata alle persone con la sindrome di Down. Una data non casuale perché i numeri riflettono quell&#8217;anomalia genetica che comporta tre cromosomi invece dei due che normalmente si hanno. Ecco perché questa giornata si è deciso di farla cadere il 21/3. Una sigla numerica fredda che non dice nulla però dell&#8217;incredibile ricchezza e anche della sofferenza che si cela dietro al mondo dei cosiddetti Down. Se ieri si è dato vita a tante iniziative (in Italia promosse dal Coordinamento nazionale delle associazioni CoorDown) come le campagne pubblicitarie di sensibilizzazione, in pochi o nessuno hanno parlato di una realtà tristemente allarmante. Si contano oltre 38mila persone colpite dalla sindrome in Italia, è stato detto: se ne contano molte di meno da quando sta diventando pratica assai diffusa abortire quando viene segnalato che il bambino che si sta aspettando è colpito dalla sindrome.</div>
<div><span id="more-753"></span></div>
<div></div>
<div>IlSussidiario.net racconta due storie, legate fra di loro. La prima, che tiene unito il tutto, è quella di Alessandro e Francesca, due coniugi di Chiavari, Liguria, che anni fa furono avvertiti dai medici che il figlio che stavano aspettando, il secondo, era afflitto dalla sindrome di Down. Il parere di molti dei sanitari fu: le consigliamo di abortire. Non lo fecero, e sebbene il bambino che nacque, Simone, sarebbe morto a soli 6 anni per una serie di complicazioni aggiuntive, non se ne sono mai pentiti. Anzi. Chiunque ha conosciuto Simone ricorda un bambino costantemente felice, nonostante le sofferenze a cui doveva sottostare. Simone infatti soffriva di una grave malformazione dell’esofago che lo costringeva a nutrirsi attraverso un sondino e a subire molti interventi chirurgici e lunghi ricoveri. Il padre ricorda &#8220;ricoveri di mesi e mesi, operazioni una dopo l&#8217;altra, una di queste devastante&#8221;. Un tentativo mal riuscito, un esperimento da parte di alcuni medici che data la rarità del caso sembrava lo usassero come cavia.</div>
<div></div>
<div>Alessandro ricorda quel giorno, l&#8217;ultimo: &#8220;Quello del giugno 2005 era il periodo più bello. Le prime camminate, le risate insieme, alla luce dei 6 anni appena compiuti. Quando stava bene Simo era sempre allegro, pareva che gli strazi fisici fossero perle di una collana lucente da mostrare con gioia. Sembrava la quiete dopo la tempesta. Eppure il 30 giugno la morte. Inattesa, fulminante. I disperati tentativi di rianimarlo, le mie labbra serrate alle sue, già fredde, in un impossibile volontà di soffiargli la vita&#8221;. Simone non ce la fa a sopravvivere. &#8220;Ricordo con gli occhi pieni di lacrime il suo viso&#8221; racconta Alessandro, &#8220;lo sguardo fisso che sembra dirmi arrenditi papà, lasciami andare, lascia che si compia il mio destino&#8221;. Intorno a Simone anche la mamma e le due sorelline nate in seguito. &#8220;Vorrei sapere, vorrei capire. Vorrei riaverlo&#8221; dice Alessandro. &#8220;Grido nel silenzio e pretendo. Ma è un silenzio pieno quello. Non è disperazione pura. E’ lì, lo sento. Cristo è lì. Ho l’illusione di non riconoscerlo, ma è impossibile. Non mi arrendo, ma è lì per me non nonostante me&#8221;. Dopo sette anni da quel gironi, aggiunge Alessandro, non ho ancora capito, ma non importa. Un giorno tutto sarà chiaro. &#8220;E’ una Grazia averlo avuto, ne sono certo. Lo ripeto periodicamente, non come un disco incantato, io lo so perché. E’ tutto per un disegno buono ma la mia natura di uomo meschino fa a pugni, non si arrende. Ancora oggi. A volte, mi sembra di non resistere, il cuore sembra lacerarsi ancora. Eppure mi viene da ringraziare di averlo avuto&#8221;. Che quelle di Alessandro non siano parole prive di concretezza e che un disegno buono c&#8217;è veramente lo dimostra quanto accaduto dopo la morte di Simone. Proprio nello stesso modo con cui lo hanno accompagnato nella sua esistenza terrena, i genitori di Simone e i loro amici hanno messo su una piccola iniziativa, per far sì che la vita di tutti sia sempre accolta. Si tratta dell&#8217;Associazione Simone Tanturli, che combatte perché a tutti, anche ai bimbi che hanno problemi e handicap fisici, sia dato il diritto di andare a scuola, e nella scuola che i genitori pensano sia meglio per lui. Perché lo Stato italiano ancora fa discriminazione, nonostante la Costituzione dica altrimenti, a proposito della libertà di educazione. Una associazione che si impegna a trovare fondi per sostenere bambini come Simone a scuola, nelle scuole, perché costa tantissimo avere bambini del genere, e il costo ricade quasi interamente sulle spalle della famiglia.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;Associazione ha dato tanti frutti: serate di festa, momenti condivisi con centinaia di persone, ma soprattuto sta regalando una coscienza nuova a chi ne fa parte e la possibilità di incontri impensati. Uno di questi avvenuto con alcuni carcerati di Chiavari, incontrati casualmente mentre si stava facendo un momento pubblico di raccolta fondi con la vendita di cioccolata calda. Erano fuori per un permesso speciale di poche ore, si sono imbattuti negli Amici di Simone. Ne è nata una amicizia che supera le mura del carcere e ha coinvolto molte di queste persone dalle vite drammatiche a impegnarsi in prima persona per l&#8217;Associazione. Quando ce&#8217;è da preparare una cena o una festa, loro, i carcerati, ci sono sempre. Ma gli incontri sono di natura diversa fra loro. Anche con una semplice lettera. Come quella che ha scritto la mamma di Simone, Francesca, quando ha saputo di una ragazza che voleva abortire il figlio che le era stato detto essere affetto da sindroem Down. Ne riportiamo alcuni passaggi.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Mio figlio Simone era affetto da sindrome di Down, ma direi che questo era l’ultimo dei suoi problemi perché la vera lotta della sua breve vita è stata contro una grave malformazione dell’esofago che lo ha sempre costretto a nutrirsi attraverso un sondino e lo ha costretto a subire molti interventi chirurgici e lunghi ricoveri, tanto che non ha mai imparato né a parlare né a camminare. Il motivo per cui tento di scriverti queste righe è che vorrei provare a raccontarti che quando ho saputo che mio figlio aveva queste problematiche ero alla 23esima settimana di gravidanza, avevo già una bimba di soli 2 anni e lo smarrimento e la confusione erano davvero immensi, ma nessuno di quei tremendi pensieri riusciva a contraddire una verità che sentivo nel profondo del mio cuore: lui era il mio bambino. Quando la dottoressa terminò di comunicarmi la diagnosi mi fece una domanda che mi gela le ossa ancora adesso che sono passati molti anni: “Cosa vuole fare?”. Io in quell’istante, pur facendomela sotto, ho capito che non c’era dolore, difetto, diversità, limite, imperfezione, che avrebbe mai potuto portarmi a rispondere qualcos’altro, e le ho risposto: “Niente, aspetto che nasca mio figlio”. Lei era stupita della mia risposta e si è complimentata per il mio coraggio, come poi altre volte mi è capitato, ma io ti giuro che ancor oggi non riesco a capire come possa volerci del coraggio ad amare tuo figlio, a maggior ragione se è malato!</div>
<div></div>
<div>&#8220;Continuavo a pensare a Sara, la mia primogenita, ma anche a tutti gli altri bambini che conoscevo, belli, sani e intelligenti, e mi chiedevo: ma se si ammalassero gravemente per qualche ragione e perdessero in tutto o in parte quelle qualità che fanno di loro dei bambini “ben riusciti”? Cosa faremmo? La risposta va da sé: li ameremmo, e se è possibile ancora di più. Saremmo al loro fianco in ogni istante difficile, in ogni cosa nella quale non riescono, cercheremmo di aiutarli a crescere, faremmo tutto quello che possiamo perché siano felici. In parole povere faremmo semplicemente le mamme e i papà. Certo, soffrendo e lottando forse un po’ di più. E allora perché il solo fatto che lui non fosse ancora venuto alla luce doveva mettere in dubbio che fosse mio figlio e io la sua mamma?</div>
<div></div>
<div>(…) Cara Maria, vorrei poterti raccontare quanta gioia, quanta vera felicità, quanta commozione abbia portato Simone nella nostra famiglia e tra i nostri amici, quanto sia valsa la pena di dire di sì, di accogliere la sua esistenza anche se lui non era perfetto e il suo corpo non era sano. Vorrei poterti raccontare che ricomincerei tutto da capo, se potessi, che i suoi sorrisi, il suo chiamarmi mamma (e chiamare mamma tutto il resto, compreso suo padre!), le sue manine che battevano quando era felice, i suoi capricci, i suoi splendidi occhi lieti e fiduciosi, la sua voglia di vivere, mi mancano immensamente e non rimpiango nulla se non il fatto che avrei voluto averlo con me per sempre.</div>
<div></div>
<div>(…) Cara Maria, c’è un’evidenza contro la quale spesso noi poveri uomini cerchiamo invano di combattere, non so bene perché, ed è che la vita è assolutamente, inevitabilmente un dono. L’espressione “aspettare un figlio” è di una struggente verità perché nella parola “attesa” c’è tutta la nostra impotenza, il nostro bisogno di affidarci, la nostra impossibilità di creare qualcosa da soli. Noi possiamo solo attendere. Una mamma attende che arrivi il suo bambino, proprio quello e non un altro, e lui attende nel silenzio e nel calduccio della pancia di essere abbracciato e amato. So che queste parole sono dure, nella loro banalità, e immagino che tu stia soffrendo, insieme a tuo marito, mentre ti chiedi come usare la tua libertà; io posso solo suggerirti di usarla per dire di sì a questo dono, anche se adesso non ti sembra tale. Sono certa che se dirai di sì nella tua vita si riverserà un amore Infinito, che ti ripagherà di ogni fatica, e ne sono certa perché me è successo esattamente questo&#8221;.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/lettere/simone-quell%e2%80%99-%e2%80%9cangelo%e2%80%9d-down-che-francesca-decise-di-non-abortire-da-il-sussidiario-net/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Saint Patrick&#8217;s Party</title>
		<link>http://amicidisimone.org/eventi/saint-patricks-party/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=saint-patricks-party</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/eventi/saint-patricks-party/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 20:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=747</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/03/200x100_Invito_saint_patrick_mail.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-748" title="200x100_Invito_saint_patrick_mail_T.indd" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/03/200x100_Invito_saint_patrick_mail-640x319.jpg" alt="" width="560" height="279" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/eventi/saint-patricks-party/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amici &amp; Stoccafisso</title>
		<link>http://amicidisimone.org/cene/amici-stoccafisso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=amici-stoccafisso</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/cene/amici-stoccafisso/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:52:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cene]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=737</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/02/200x100_Invito_cena_mail3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-742" title="200x100_Invito_cena_mail_T.indd" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/02/200x100_Invito_cena_mail3-640x319.jpg" alt="" width="560" height="279" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/cene/amici-stoccafisso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cevoli e Gli Amici di Simone a Chiavari!</title>
		<link>http://amicidisimone.org/eventi/729/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=729</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/eventi/729/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 09:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=729</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/01/SAVETHEDATE_Cevoli1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-731" title="Cevoli e Gli Amici di Simone a Chiavari!" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2012/01/SAVETHEDATE_Cevoli1-211x300.jpg" alt="" width="394" height="560" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/eventi/729/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amici &amp; Cinghiale</title>
		<link>http://amicidisimone.org/cene/722/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=722</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/cene/722/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cene]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=722</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/12/200x100_Invito_cena_mail1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-724" title="200x100_Invito_cena_mail_T.indd" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/12/200x100_Invito_cena_mail1-300x150.jpg" alt="" width="503" height="246" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/cene/722/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Dio è uno tra noi. Dio, l&#8217;origine, il destino e il senso di tutto. Dio, la verità, la bellezza, la giustizia, l&#8217;amore fatto carne, persona, volto, parola, compagnia e presenza. Ma questo annuncio, l&#8217;annuncio di questo fatto, non corrisponde proprio alla nostra attesa più vera,alle nostre esigenze più profonde e più umane?&#8221;</title>
		<link>http://amicidisimone.org/altro/715/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=715</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/altro/715/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 17:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=715</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Io ti auguro che Gesù si incarni nella tua vita, con quella inesorabilità definitiva, con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine. Perché la gioia più grande della vita delluomo è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore.&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000080;">&#8220;Io ti auguro che Gesù si incarni nella tua vita,</span><br />
<span style="color: #000080;"> con quella inesorabilità definitiva,</span><br />
<span style="color: #000080;"> con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine.</span><br />
<span style="color: #000080;"> Perché la gioia più grande della vita delluomo</span><br />
<span style="color: #000080;"> è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante</span><br />
<span style="color: #000080;"> nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore.&#8221;</span></h2>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/altro/715/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Men at work</title>
		<link>http://amicidisimone.org/amicizia/705/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=705</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/amicizia/705/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 17:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=705</guid>
		<description><![CDATA[&#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/10/AmiciSimone_Quadrangolare_8ott20112.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-710" title="AmiciSimone_Quadrangolare_8ott2011" src="http://amicidisimone.org/wp-content/uploads/2011/10/AmiciSimone_Quadrangolare_8ott20112-640x450.jpg" alt="" width="560" height="393" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/amicizia/705/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Circo della Farfalla</title>
		<link>http://amicidisimone.org/storie/il-circo-della-farfalla/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-circo-della-farfalla</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/storie/il-circo-della-farfalla/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 13:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=695</guid>
		<description><![CDATA[Quello della farfalla è forse uno tra i più noti esempi di metamorfosi. Il bruco, un essere molle e quasi completamente privo di zampe che suscita sentimenti tutt&#8217;altro che benevoli, alla conclusione della sua esistenza da essere strisciante, si trasforma in una farfalla dal volo grazioso e dai colori brillanti; quasi il simbolo stesso della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/IHdxs1WNHMo" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Quello della farfalla è forse uno tra i più noti esempi di metamorfosi. Il bruco, un essere molle e quasi completamente privo di zampe che suscita sentimenti tutt&#8217;altro che benevoli, alla conclusione della sua esistenza da essere strisciante, si trasforma in una farfalla dal volo grazioso e dai colori brillanti; quasi il simbolo stesso della bellezza della natura. Questa metafora, rivisitazione della favola del &#8220;brutto anatroccolo&#8221;, è il filo logico alla base de &#8220;<strong>Il circo della farfalla</strong>&#8221; (<a href="http://youtu.be/jjOmiLerT7o" target="_blank">Butterfly circus</a>), un cortometraggio che annovera nel suo cast <strong>un attore più unico che raro: Nick Vujicic</strong>.</p>
<p>Il film racconta la svolta del protagonista, un uomo ridotto all&#8217;esaltazione del raccapriccio, un fenomeno da baraccone che, dopo l&#8217;incontro con il misterioso direttore del Circo della farfalla, ritrova la propria umanità e la propria dignità. Questa storia, che uno sguardo superficiale potrebbe accantonare come l&#8217;ennesima opposizione alle discriminazioni propone, in realtà, diversi punti di riflessione.<br />
Nick Vujicic recita la parte del suo stesso opposto, mostrando al pubblico chi egli sarebbe stato se il nichilismo avesse vinto su di lui: un uomo che non riconosce più nemmeno sé stesso. Tale è il posto che il mondo materialista gli ha riservato che si arrende allo sguardo superficiale di chi lo considera un mostro, <strong>uno scherzo di natura</strong>, uno buono solo a divertire gli occhi di chi paga un biglietto. Lui stesso non solo si guarda con quello stesso sguardo di disgusto, ma inizia anche a guardare i suoi spettatori con odio.<span id="more-695"></span><br />
Il mondo, in queste condizioni, si trasforma in un inferno di disprezzo dove i deboli sono costretti ad invidiare i forti e i forti a disdegnare i deboli. Non dobbiamo però pensare soltanto a chi nasce con un handicap. Spesso, anche per via di un certo buonismo, chi ha un grosso handicap può fare leva sul rumore mediatico che i casi come il suo suscitano.<br />
Quante volte i telegiornali imbottiscono la loro scaletta delle storie incredibili di chi fa una vita &#8220;normale&#8221; nonostante il suo handicap? Il debole accolto tra i forti perché si è fatto forte e non perché umano. In quel cortometraggio il protagonista non è soltanto Nick Vujicic ma anche coloro che pur essendo &#8220;sani&#8221; sono stati incasellati materialisticamente tra i &#8220;deboli&#8221;: dallo studente stritolato dal regime universitario, allo spazzino di periferia che sognava di fare l&#8217;astronauta. Per un mondo dove conta quanto ti puoi sballare e quanto puoi guadagnare loro sono vermi, insignificanti, inutili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Eppure c&#8217;è chi conosce la storia del bruco e vede la sostanza di una farfalla in tutti loro</strong>: il valore intrinseco che ogni vita ha. Il direttore del Circo della farfalla è la personificazione di <strong>uno sguardo</strong> totalmente estraneo al mondo, <strong>che conosce il cuore dell&#8217;uomo</strong> e sa pertanto che non vi è esistenza priva di senso, che siamo tutti mattoni utili per costruire la casa, anche i mattoni che non sono buoni neanche per riempirci i fossati, perché «<em>la pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata testata d&#8217;angolo</em>». Se non vi fosse quello sguardo, lo sguardo che incontriamo nell&#8217;oratorio di una parrocchia, negli occhi di un Don Bosco o di un Padre Aldo Trento, gli inutili dove sarebbero? Nel migliore dei casi rinchiusi da qualche parte, lontani dagli occhi di chi si vuole divertire, se non eliminati prima ancora di nascere o in un momento in cui l&#8217;impatto con la loro situazione si traveste da una pietà che pone fine alle sofferenze altrui a modo suo. Sarebbero visti, al più, come macchine rotte che sarebbe meglio rottamare per non prolungarne l&#8217;agonia. Quello sguardo però c&#8217;è e abbraccia l&#8217;umanità ferita dalla sofferenza invece di nasconderla o di cancellarla.<br />
Nel Circo della farfalla si esibiscono uomini che hanno visto la loro umanità riflessa nello sguardo di chi sapeva realmente vedere: c&#8217;è l&#8217;ubriacone rissoso, la ballerina incinta, lo storpio. Tutte persone che celano una immensa bellezza nella loro umanità fragile. Una bellezza che si manifesta ad uno sguardo diametralmente opposto a quello di chi riduce la fragilità umana ad un oggetto da osservare per il proprio diletto, una parata di cadaveri sezionati e deturpati della loro identità allo scopo di trasformarli in &#8220;cose&#8221;.<br />
<strong>Nick Vujicic</strong> è nato senza arti ma, come dichiara <a href="http://www.lifewithoutlimbs.org/" target="_blank">sul suo sito internet</a>, ha vinto sulle sue difficoltà grazie alla sua fede in Dio. Nel suo ruolo di attore mostra che lo sguardo di chi riesce a distinguere la bellezza dell&#8217;umanità, anche nel bruco strisciante, cambia l&#8217;esistenza del bruco stesso, fa ritornare a sorridere e a vivere con allegria ed intensamente una vita da farfalle.</p>
<p>da <em>Samizdatonline</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/storie/il-circo-della-farfalla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Di fronte alla morte</title>
		<link>http://amicidisimone.org/lettere/di-fronte-alla-morte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=di-fronte-alla-morte</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/lettere/di-fronte-alla-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 17:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=660</guid>
		<description><![CDATA[Un omicidio nella piccola Chiavari. Sulla cronaca locale è pubblicata una lettera di amici dell&#8217;uomo ucciso che si domandano perchè i delinquenti non stiano tutti in galera e si getti via la chiave. Una nostra amica, colpita da questa posizione, risponde. E&#8217; comprensibile e assolutamente condivisibile il dolore di fronte alla morte, ancora di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Un omicidio nella piccola Chiavari.</strong> Sulla cronaca locale è pubblicata una lettera di amici dell&#8217;uomo ucciso che si domandano perchè i delinquenti non stiano tutti in galera e si getti via la chiave.</span><br />
<span style="color: #0000ff;"> <strong>Una nostra amica</strong>, colpita da questa posizione, risponde.</span></p>
<p><strong>E&#8217; comprensibile e assolutamente condivisibile il dolore di fronte alla morte</strong>, ancora di più se si tratta di una morte violenta e assurda&#8230;e di più ancora se chi muore è un figlio, un fratello, un amico.<br />
<strong>Tutti siamo rimasti costernati e addolorati.</strong><br />
<strong>Però&#8230;di fronte alla lettera</strong> che è stata pubblicata non posso fare a meno di pensare a quello che è avvenuto poco tempo fa nel carcere Due Palazzi di Padova. In occasione del Battesimo di tre detenuti (pene lunghe, compreso l&#8217;ergastolo) sono presenti alcuni ospiti che nessuno immaginerebbe.<br />
Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, Margherita Coletta, moglie del carabiniere ucciso a Nassiriya.<br />
Carlo Castagna, che ha perso la famiglia nella strage di Erba.<br />
<strong>Davanti a tutti, detenuti, polizia, Vescovo, famigliari e amici</strong>, Carlo Castagna ha parlato del suo perdono. Di quello che ha provato vivendo quel dolore: misericordia e giustizia, due cose che, come diceva il prof. Nembrini lì presente, l&#8217;uomo non può tenere insieme da solo.<br />
<strong>Per perdonare l&#8217;uomo deve smorzare la verità</strong> e se sta alla verità delle cose non può più perdonare.  Margherita Coletta ripete come per lei l&#8217;esperienza della misericordia sia l&#8217;unica speranza per se&#8217; e per tutti. Gemma Capra racconta: &#8221; ho sempre pensato che Dio corre in aiuto di  tutti, parla a tutti. Lo ripeto alle vittime del terrorismo, spesso arrabbiate, chiuse nel loro dolore. Posso dirlo perchè l&#8217;ho sperimentato. Ho percepito in modo intenso che Dio parla, viene in soccorso di chi ha ucciso. La mia strada è uguale, il cammino di perdono è uguale per tutti.&#8221;<span id="more-660"></span><br />
<strong>L&#8217;uomo da solo non riesce.</strong> Nessuno può farcela da solo. E&#8217; la forza di Dio che si prende cura di noi.<br />
Il dolore per la morte di un uomo avvenuta per mano di un altro uomo è ancora più grande e comprende entrambi.<br />
<strong>Sì, anche quell&#8217;uomo che il male lo ha compiuto</strong> e che, oltre a togliere la vita ad un uomo e a procurare dolore ad una famiglia e agli amici, ha tradito il proprio cuore all&#8217;origine desideroso del bene, del bello, del buono come quello di ciascuno di noi.<br />
<strong>C&#8217;è una possibilità di bene dentro al male più grande,</strong> se accettiamo la compagnia di Cristo. Conosco un poco la realtà del carcere e posso dire che ci sono uomini che hanno sbagliato, hanno pagato, e si stanno rifacendo una vita con un cuore nuovo a cui, per Grazia di Dio, qualcuno (loro per primi) ha voluto dar credito, ci sono uomini e donne che all&#8217;interno e all&#8217;esterno del carcere lavorano perchè la possibilità del pentimento, del perdono e della misericordia diventi concreta e possibile per tutti.<br />
<strong>Io non mi sento una persona &#8220;normale&#8221;</strong>, solo una persona amata e continuamente abbracciata.<br />
Possiamo solo pregare Dio che la famiglia e gli amici di quest&#8217;uomo ucciso trovino conforto nella preghiera e nella compagnia di Cristo e che i due ragazzi (autori del delitto,ndr) abbiano il coraggio di guardare al fondo del loro cuore e di chiedere a Dio e agli uomini la misericordia del perdono. Solo nell&#8217;abbraccio di Dio saremo tutti più umani, non &#8220;normali&#8221; e le partite di calcio al campo dei Frati un&#8217;occasione di ricordo e di gioia.</p>
<p>Francesca Sad.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/lettere/di-fronte-alla-morte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Che cos&#8217;hai?&#8221;  &#8220;Mancanza&#8221;         (Wim Wenders, il cielo sopra Berlino)</title>
		<link>http://amicidisimone.org/storie/che-coshai-mancanza-wim-wenders-il-cielo-sopra-berlino/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=che-coshai-mancanza-wim-wenders-il-cielo-sopra-berlino</link>
		<comments>http://amicidisimone.org/storie/che-coshai-mancanza-wim-wenders-il-cielo-sopra-berlino/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 10:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amicidisimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://amicidisimone.org/?p=649</guid>
		<description><![CDATA[Il grosso grasso tipo che è mezzo steso sulla mia scrivania mentre mi dice di cercare il gol di Cassano su Youtube, fra poco più di 24 ore invece di essere attaccato a me sarà attaccato al Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano. Ride e se la ride, mentre guardiamo i gol del trofeo Tim dell’altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il grosso grasso tipo</strong> che è mezzo steso sulla mia scrivania mentre mi dice di cercare il gol di Cassano su Youtube, fra poco più di 24 ore invece di essere attaccato a me sarà attaccato al Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano. Ride e se la ride, mentre guardiamo i gol del trofeo Tim dell’altra sera – ma che sei scemo non hai visto neanche l’Inter? Guarda il gol di Milito! Cazzo!”. Urla, come fa sempre, quando entra nel mio ufficio. D’altro canto urla sempre. <strong>Fra poco comincia il Meeting,</strong> io non ci sarò, lui ci sarà. E’ il presidente della Fondazione Sussidiarietà, uno dei motori del Meeting e non solo.<strong> Io vorrei bestemmiare</strong> perché non mi hanno permesso di raggiungere la mia famiglia al mare, questo weekend, tutti consegnati al lavoro. Lui ride e fa ridere sorridere anche me. Quando entra nel mio ufficio è come si spaccasse qualcosa, per lui e per me. Passa ogni incazzatura quando arriva lui. <strong>E’ come rendersi conto che ogni incazzatura era banalmente sprecata</strong>. Ti ci fa passare sopra, anzi oltre. Lui è una delle poche persone che sanno rimandare oltre. A un oltre. <span id="more-649"></span><strong>Tutti gli altri rimandano solo a se stessi</strong>, ecco qual è il problema. Anche io mi rimando a me e al mio ombelico, ma la vita è oltre, altro. Però avrei voluto andare al mare dalla mia famiglia questo weekend. I conti tornano sempre meno quando si invecchia. Altri dispongono della tua vita, nel bene e nel male.</p>
<p>Mi manca la casa nel bosco di Stefano, più del mare. Nella casa del bosco di Stefano ogni cosa è al suo posto: l’erba è tagliata giusta, i mattoni della casetta sono messi nel modo giusto, con un ragionamento adeguato. L’orto è in ordine e i girasoli sono alti. Il bosco intorno è pulito e viene voglia di girarci per ore, fino a notte fonda. E’ un segno, un piccolo grande segno la casa di Stefano nel bosco. E’ come il mio grosso grasso amico di Milano. Cose che rimandano a un oltre. Perché fatte con amore e dedizione che non è per se stessi, ma che mostrano un oltre. Che uno se ne renda conto o no, le cose che uno fa esprimono cosa uno ha nel cuore.</p>
<p><strong>In cima agli Appennini.</strong> I nomi di questi paesini mi suonano familiari. Poi me ne renderò conto, li avevo letti anni prima in un libro, un gran bel libro. Da queste parti ci vive il monaco del rock Giovanni Lindo Ferretti. Li aveva descritti bene, questi posti, li riconosci anche se non ci sei stato mai prima. Perché uno esprime quello che ha nel cuore, un oltre, un Altro. Oppure nulla. Il funerale. Piango come un bamboccio. Penso a un funerale tanti anni fa dove non sono andato e penso che sto pagando un pegno. Giusto così. D’altro canto a poche centinaia di metri da qui c’è la chiesa di Canossa, dove si va a chiedere perdono. La posso vedere dal cimitero dove siamo adesso. In quella bara c’è un uomo che devo aver visto una volta sola trenta e più anni fa. Un piccolo grande uomo.</p>
<p><strong>“Ecco che compio cinquant’anni”</strong> dice il mio amico mentre sorseggiamo vino bianco sotto ai portici della mia città natale. “Che cosa ci ho fatto con questi cinquant’anni?”mi chiede. “Boh” rispondo io. “Hai fatto due figlie, non ti basta? Hai messo al mondo due vite cazzo vuoi fare di più”.</p>
<p><strong>Ecco la bara nella chiesa ed ecco il funerale.</strong> Quell’uomo ha messo al mondo tre figlie, splendide. Si può chiedere di più a un uomo? Cosa dovremmo fare su questa terra? Facciamo solo grandi stupidate. Nel suo silenzio quotidiano, nella sua vita dedicata alla sua famiglia, nel suo dolore tenuto dentro, questo uomo ha fatto la cosa più grande dell’universo, mica quello che fanno i capi di governo, i calciatori, le star del cinema. Ha permesso che attraverso l’amore suo e di sua moglie loro venissero al mondo. E adesso lui e sua figlia si sono ritrovati, in cielo. Un oltre. Dove siamo attesi tutti. Mi viene in mente la casa di Stefano. Mi viene in mente la nostalgia di una assenza che mi porterò dentro fino al mio ultimo giorno. Che cosa hai? Mancanza. La vita è mancanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mi manca la mia famiglia</strong>, stanotte, ad esempio. E la casa nel bosco. Un giorno ci arriverò, ci arriveremo, ci ritroveremo là.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paolo Vites</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://amicidisimone.org/storie/che-coshai-mancanza-wim-wenders-il-cielo-sopra-berlino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

