26 maggio 2011 in Amicizia, Giornate, Storie

I Ravioli di Borzone

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Dici Liguria e dici vacanze e grazie al cielo questa splendida terra non è solo – d’estate – ammasso di corpi schiacciati l’uno all’altro su spiagge bruciate dal sole. C’è di più. Così una bella mattina una coraggiosa pattuglia composta dalle famiglie Vites, Andraghetti e Tanturli in rappresentanza dell’Associazione Simone Tanturli parte alla volta del ricco, affascinante e come scopriremo anche misterioso entroterra di Chiavari. Destinazione Borzone e la sua abbazia. Qui in queste montagne boscose il vento e il silenzio raccontano storie antiche, e ogni pietra racconta una storia. Qui la capacità di uomini antichi, e poveri nei loro mezzi, di costruire case del Signore che testimoniassero la bellezza è evidente ancora oggi, secoli dopo.  Leggi l’articolo completo.. »

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26 maggio 2011 in Amicizia

In quel lembo di mondo

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Pubblicato da Alessandro 

Dal carcere di Chiavari

Cari amici di Simone,

oggi è domenica e bighelloniamo nel cortile. Stiamo qui, a contemplare il tesoro di giornata che ci avete regalato ieri (partita di calcio tra Amici di Simone-Polizia Penitenziaria e detenuti -n.d.r.)  raccontandocelo orgogliosamente e raccontandolo a quelli di noi che non potevano esserci. Il divertente è che stamattina (intorno alla pila dove sciacquiamo i panni) in un modo o nell’altro abbiamo avuto tutti lo stesso rammarico: nel preciso momento in cui scattava il flash del ricordo, avremmo voluto poter non lavare l’odore delle maglie usate ieri per non cancellarne il ricordo.

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26 maggio 2011 in Amicizia, Eventi

Pasquetta, porchetta. E gli amici

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Paolo Vites

Autostrada, e già ancora prima di Rapallo la macchina si ferma, insieme a centinaia di altri. Tutti in coda, contro esodo pasquale. Dietro, nei sedili posteriori della macchina, la bambina di 6 anni comincia a piangere. Prima sommessamente, poi a dirotto. Ha nostalgia degli amici che ha appena lasciato, neanche una manciata di minuti prima. Gli mancano gli amici, gli amici di Simone. E allora la bambina piange, perché è la nostalgia del bello che dà la misura delle cose, la misura della realtà. Quella realtà che non ci basta mai. La misura del nostro cuore che anela a quell’abbraccio che ci prenda, che prenda tutta intera la nostra vita. La realtà imperfetta del nostro essere uomini è un cuore che anela al bene, che vorrebbe già adesso la pienezza del paradiso. Anche a 6 anni.

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26 maggio 2011 in Amicizia

Il mio amico Simone

Su una collina, che sovrasta la periferia di Chiavari, appoggiato tra gli alberi di ulivo e l’autostrada (che da queste parti, così avare di spazio, nessun centimetro di terra disponibile viene sprecato) c’è un piccolo cimitero.

La brezza dal mare vicino, quassù, riporta tutti i profumi di queste campagne in cui sono cresciuto, ormai tanti anni fa. A questo cimitero ci si arriva a piedi, dalla chiesetta sottostante, inerpicandosi fra minuscoli viottoli tipici della campagna ligure e vecchie case contadine, o per un ancor più scoscesa strada semi-asfaltata. Lassù c’è un silenzio accogliente, che è bello fermarsi qua anche a lungo. Qua, fra tombe di austeri personaggi antichi, vecchi genovesi che hanno costruito questa città, c’è ne è una su cui sono posati tanti giocattoli: macchinine, peluche, ricordi di una infanzia bella. È lì che riposa il mio amico Simone.

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26 maggio 2011 in Amicizia, Lettere

Un Amore Infinito

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Alcune righe inviate da una nostra amica ad una ragazza che, scoprendo in gravidanza di aspettare un bimbo “imperfetto”, ha deciso di abortire.

Cara Maria (chiameremo così la nostra amica n.d.r.), innanzitutto ti chiedo di perdonare questa intrusione improvvisa nella tua vita in un momento che so essere per te molto difficile. Sono Francesca e sono la mamma di Sara, Simone e Benedetta; come credo Simona ti abbia già raccontato mio figlio Simone tre anni fa è andato in Paradiso, all’età di sei anni appena. Simone era affetto da Sindrome di Down, ma direi che questo era l’ultimo dei suoi problemi perchè la vera lotta della sua breve vita è stata contro una grave malformazione dell’esofago che lo ha sempre costretto a nutrirsi attraverso un sondino e lo ha costretto a subire molti interventi chirurgici e lunghi ricoveri, tanto che non ha mai imparato nè a parlare nè a camminare.

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